Artemide
Artemide (greco Ἄρτεμις) è la dea della caccia, della luna, della natura selvaggia, della verginità e del parto. Figlia di Zeus e di Leto, gemella di Apollo, vergine eterna che fuggì il matrimonio per scorrazzare con un seguito di ninfe sui monti, è patrona delle giovani non sposate, delle partorienti e degli animali selvatici. Il suo equivalente romano è Diana. Per te Artemide rappresenta l'archetipo dell'autonomia femminile radicale, della donna che appartiene a sé stessa, della soglia tra civiltà e natura, e della giustizia immediata della freccia.
Mito e origine
L'Inno omerico ad Artemide (VII sec. a.C.) e Callimaco, nel suo Inno ad Artemide (III sec. a.C.), raccontano che la dea nacque per prima sull'isola di Delo o nella vicina Ortigia, e immediatamente assistette Leto nel parto del fratello Apollo. Da bambina, sedendo sulle ginocchia di Zeus, chiese al padre dieci doni: la verginità eterna, un arco e frecce come quelli del fratello, una muta di cani da caccia, sessanta ninfe oceanine come compagne di danza, venti ninfe per occuparsi dei calzari, il dominio su tutti i monti, una città a scelta (più tante quante ne avrebbe volute), il titolo di portatrice di luce, la veste corta da cacciatrice e la facoltà di aiutare le partorienti senza essere lei stessa madre.
Il nome è probabilmente pre-greco, attestato in lineare B (XIII sec. a.C.) come a-te-mi-to. Il suo santuario più celebre era l'Artemision di Efeso, una delle Sette Meraviglie del mondo antico, ricostruito nel IV sec. a.C. dopo l'incendio doloso di Erostrato. La statua cultuale efesina, coperta di protuberanze tradizionalmente lette come «mammelle» o «testicoli di toro» votivi, rivela una sovrapposizione con la dea madre anatolica. Pausania (Periegesi della Grecia) documenta culti rurali a Brauron, presso Atene, dove le bambine arcadiche chiamate arktoi, «orsette», compivano riti iniziatici prima del matrimonio.
Attributi e storie
Riconosci Artemide dall'arco e dalla faretra d'argento, dal corto chitone da cacciatrice, dai sandali allacciati alle gambe, dal crescente lunare sulla fronte, dal cervo, dall'orso e dai cani al suo fianco. Suoi epiteti: Phosphoros (portatrice di luce), Potnia theron (signora delle fiere), Locheia (delle doglie), Tauropolos (legata al toro o alla Tauride), Agrotera (la cacciatrice). La sua identificazione con Selene-Luna avvenne in epoca classica, mentre nella poesia ellenistica si distinguono Artemide, Selene ed Ecate come tre volti del femminile lunare.
Tra i miti chiave: la trasformazione del cacciatore Atteone in cervo, fatto sbranare dai propri cani per averla sorpresa al bagno; la strage dei Niobidi insieme ad Apollo, vendicando l'oltraggio della madre Leto; l'esigenza del sacrificio di Ifigenia ad Aulide, salvata all'ultimo istante e portata in Tauride; il sostegno a Ippolito, casto cacciatore, contro Afrodite, conflitto al centro dell'Ippolito di Euripide (428 a.C.); l'episodio di Callisto, ninfa del suo seguito sedotta da Zeus, trasformata in orsa e poi in costellazione (Ursa Maior). Artemide presiedeva al passaggio dalla parthenia infantile alla soglia del matrimonio, momento dopo il quale le sue protette passavano sotto altri patronati.
Ricezione moderna
Jean Shinoda Bolen, Le dee dentro la donna (1984), descrive l'archetipo di Artemide come la donna autonoma, indipendente, focalizzata su obiettivi, alleata delle sorelle. La sua forza è la libertà; la sua ombra è la difficoltà nell'intimità e l'aggressività verso chi viola i suoi confini. Diana Vernon e altre psicoanaliste hanno legato Artemide alle questioni della soglia adolescenziale femminile e della scelta del non-matrimonio. Nel femminismo contemporaneo è icona di sovranità sul proprio corpo. In letteratura compare in Il libro di Diana di Monique Wittig (1971) e ispira molte protagoniste di young adult come Katniss in Hunger Games.
Astrologicamente Artemide è associata alla Luna, signora del segno del Cancro, ma più precisamente alla luna nuova e crescente, fase verginale. L'asteroide 105 Artemis, scoperto nel 1868, è interpretato dagli astrologi psicologici come zona di autonomia e di confine nella carta natale. Nel neopaganesimo e nella Wicca dianica fondata da Zsuzsanna Budapest (anni Settanta) Artemide-Diana è dea centrale. Il programma spaziale NASA Artemis (2017-), che mira a riportare l'umanità sulla Luna, le ha dato un'eco contemporanea. Esplora la tua dea interiore con il test delle divinità mitologiche.
Profondità simbolica
Nei tarocchi Artemide risuona con La Luna, diciottesimo arcano maggiore, paesaggio notturno tra cane e lupo, ma anche con La Sacerdotessa, vergine custode dei misteri lunari. La Regina di Bastoni e la Regina di Spade ne riflettono rispettivamente la sovranità sulla natura e la lucidità nel taglio. Sull'Albero della Vita la sua sephirah principale è Yesod (Fondamento), sede della Luna astrale, attraversata dal sentiero che congiunge alla sephirah di Netzach, dove la natura selvaggia trova radice.
Simbolicamente incontri Artemide quando una situazione chiede di difendere uno spazio sacro, di scegliere la solitudine creativa, di riconoscere il valore della propria appartenenza-a-sé prima dell'appartenenza a un partner. La sua ombra appare come isolamento difensivo, aggressività verso chiunque si avvicini, idealizzazione della verginità come fuga. Lavorare con questo archetipo ti invita a chiederti dove i tuoi confini proteggono e dove imprigionano. Prosegui con Apollo, suo gemello solare, con Ecate, sua sorella oscura, oppure torna al glossario principale.
Conosciuto anche come
- Diana
- Artemide Efesia
- Cinzia
- Febe
- Potnia Theron