Mantica

Augure

L'Augure (latino augur, plurale augures) era il sacerdote romano specializzato nella divinazione tramite l'osservazione degli uccelli e di altri segni celesti. Apparteneva al Collegium Augurum, uno dei quattro grandi collegi sacerdotali di Roma. La sua funzione non era predire il futuro come oracolo, ma verificare la volontà degli dèi riguardo a un'azione pubblica imminente (elezione di magistrati, fondazione di città, dichiarazione di guerra, riunione del Senato). Il rito si chiamava auspicium e l'augure dichiarava se gli auspici erano fausti (favorevoli) o infausti (contrari), determinando se l'atto poteva proseguire.

Origine

La tradizione romana attribuisce a Romolo stesso (753 a.C.) il primo auspicio: la fondazione di Roma sul Palatino fu legittimata da dodici avvoltoi visti da Romolo contro i sei di Remo. Il collegio degli auguri fu istituito da Numa Pompilio (715-673 a.C. secondo la tradizione) con tre membri, poi ampliato a nove (Lex Ogulnia, 300 a.C.) e infine a quindici sotto Silla. Era una carica vitalizia e di altissimo prestigio: Cicerone stesso fu augure dal 53 a.C., e lasciò il prezioso «De divinatione» (44 a.C.) sull'argomento.

L'arte ha radici etrusche profonde: gli Etruschi avevano sviluppato l'Etrusca disciplina, vera scienza sacra della divinazione, codificata nei Libri Tagetici (Tagete, fanciullo divino) e nei Libri Vegoici (ninfa Vegoia). Cicerone elenca le quattro arti etrusche principali: aruspicina (lettura del fegato), fulgoratura (interpretazione dei fulmini), auspicia (uccelli) e ostentaria (prodigi). Per il contesto più ampio consulta nel Glossario le voci Presagio e Ornitomanzia.

Tecnica e rituale

L'augure operava in uno spazio sacro chiamato templum (da cui «tempio») che non era un edificio ma una regione di cielo delimitata ritualmente. Con il lituus, bastone ricurvo simbolo della carica, l'augure tracciava nello spazio celeste un riquadro diviso in quadranti: antica (davanti) e postica (dietro), sinistra e dextra. Pronunciava poi la legum dictio, dichiarando quali segni avrebbe atteso. Si sedeva su una pietra in posizione esatta, copriva il capo con la toga e osservava il cielo nel silenzio assoluto della comunità.

I segni si dividevano in cinque categorie. Ex caelo: tuoni e fulmini (i più potenti). Ex avibus: volo e canto degli uccelli, distinti in oscines (corvo, cornacchia, gufo, gallina, che davano segno con la voce) e alites (aquila, avvoltoio, falco, che davano segno con il volo). Ex tripudiis: il modo in cui i polli sacri mangiavano (cibo che cadeva dal becco era ottimo segno). Ex quadrupedibus: comportamento di altri animali. Ex diris: eventi anomali (terremoto, starnuto, oggetto che cade).

In pratica

Il sistema auspicale aveva regole rigorosissime. Se durante l'auspicio un magistrato vedeva un fulmine a sinistra, l'azione era infausta e doveva essere rimandata. Se i polli sacri non mangiavano, era un avvertimento grave: il console Claudio Pulcro nella battaglia delle Egadi (249 a.C.), vedendo che i polli rifiutavano il cibo, esclamò famosamente «Se non mangiano, che bevano!» e li fece gettare in mare. Perse la battaglia e ne fu pubblicamente biasimato. Questo episodio fu citato per secoli come monito contro l'empietà.

Tu puoi conoscere il mondo dell'auspicio antico attraverso la lettura dei classici (Tito Livio, Cicerone, Plutarco) e attraverso musei archeologici (Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, Museo Gregoriano Etrusco in Vaticano). Per pratiche divinatorie attuali che richiamano la tradizione auspicale, esplora le tecniche dell'hub Manzie, in particolare l'osservazione degli uccelli (ornitomanzia) e la lettura dei segni naturali. La Velomanzia e l'Alomanzia sono semplici da provare.

Profondità simbolica

L'augurato non era superstizione individuale ma istituzione costituzionale: nessun atto pubblico romano (comizi elettorali, ingresso in carica, partenza per la guerra) era valido senza auspici favorevoli. Questa fusione di religione e politica è stata studiata da Georges Dumézil nella sua «trifunzionalità indoeuropea» (sovranità religiosa, forza guerriera, fertilità). L'augure rappresenta il primo polo, quello della sovranità sacra che legittima il potere.

Il termine sopravvive in italiano nel verbo «augurare» (auspicare bene), nell'aggettivo «inaugurale» (rito di apertura, originariamente auspicato dall'augure), e in «auspicio» (segno favorevole). L'augure occidentale ha paralleli in tutte le culture: gli augaha vedici, gli sciamani siberiani, i divinatori africani. Esplora correlazioni con Sibilla, Oracolo di Delfi, Necromanzia e altre tradizioni nel Glossario completo.

Conosciuto anche come

  • Auspice
  • Aruspice
  • Indovino Romano
  • Vate
  • Auguri

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