Mitologia

Osiride

Osiride (egizio Wesir/Asar, greco Ὄσιρις) è il dio egizio della morte, della risurrezione, della vegetazione e dell'oltretomba, signore di Duat e giudice delle anime. Primo re mitico dell'Egitto, ucciso e smembrato dal fratello Seth, ricomposto da Iside e divenuto sovrano dei beati, è l'archetipo del re sacrificato e rinato. Per te Osiride rappresenta l'archetipo del dio morente che diviene seme di nuova vita, della trasformazione attraverso lo smembramento e la ricomposizione, e del giudice sereno che pesa il cuore di ciascuno sulla bilancia della verità.

Mito e origine

I Testi delle Piramidi (V dinastia, ca. 2400 a.C.), la più antica letteratura religiosa egizia, già associano il faraone defunto a Osiride, suggerendo che ogni re morto «diventa Osiride». Il mito completo del dio è ricostruito da fonti egizie diverse - Testi dei Sarcofagi (Medio Regno), Libro dei Morti (Nuovo Regno, ca. 1550 a.C.), inni di Abido, Stele di Shabaka (VIII sec. a.C.) - e narrato sistematicamente da Plutarco in Iside e Osiride (ca. 100 d.C., 78 capitoli). Figlio di Geb (terra) e Nut (cielo), fratello di Iside, Nefti e Seth, Osiride regna primo dei re sull'Egitto, civilizzando gli umani, insegnando l'agricoltura e i riti.

Seth, geloso del fratello, prepara un sarcofago su misura di Osiride durante un banchetto e lo invita ad entrarvi: chi entrerà perfettamente l'avrà in dono. Osiride si stende, Seth chiude il coperchio e lo getta nel Nilo. Il sarcofago giunge a Biblo in Fenicia, dove Iside lo recupera. Seth, scoperto, smembra il corpo di Osiride in quattordici (o sedici) pezzi e li disperde nel Nilo. Iside, aiutata da Nefti, ricerca i pezzi, li raccoglie tutti tranne il fallo (mangiato dai pesci ossirinco, fagri e lepidoti), e con un rito di mummificazione (primo della storia) ricompone il dio. Anubi assiste nell'imbalsamazione. Osiride, animato magicamente da Iside, concepisce Horus e poi si ritira a regnare nell'aldilà.

Attributi e storie

Riconosci Osiride dalla corona atef (corona bianca dell'Alto Egitto affiancata da due piume di struzzo), dal flagello e dal pastorale (heqa-scettro e nekhakha-flagello) incrociati sul petto, dalla pelle verde (vegetazione che rinasce) o nera (terra fertile), dalle bende di mummia, dal trono di Duat. Suoi epiteti: Wennefer (eternamente buono), Khenti-Amenti (primo degli Occidentali, cioè dei morti), Neb-Ankh (signore della vita), Bull dell'Occidente. Centri di culto: Abido (sua tomba simbolica, pellegrinaggio annuale con processione della barca sacra), Busiride nel Delta, Bigeh isola sacra accanto a Philae.

Tra i miti chiave: il giudizio postumo dei defunti nella Sala delle Due Verità, presieduto da Osiride affiancato dalle quarantadue divinità giudicatrici e con la bilancia di Ma'at, su cui Anubi pesa il cuore del morto contro la piuma. Se il cuore è leggero, il defunto è giustificato e diviene maa-kheru «di voce giusta», ammesso ai Campi di Iaru. Se pesa, è divorato da Ammit. Il contendere fra Horus e Seth per l'eredità di Osiride dura ottant'anni e si risolve con la vittoria di Horus, confermata dal padre dall'aldilà. La festa annuale di Khoiak commemorava la passione e risurrezione del dio con la coltivazione del «grano d'Osiride»: figurine di terra e semi che germogliavano in forma del dio.

Ricezione moderna

James Frazer, ne Il ramo d'oro (1890-1915), incluse Osiride tra i «dèi morenti e risorgenti» - insieme ad Adone, Attis, Dumuzi-Tammuz, Dioniso - come archetipo di fertilità ciclica. Carl Gustav Jung ne discusse in Mysterium Coniunctionis (1955-1956), leggendo lo smembramento e la ricomposizione come metafora alchemica del processo di individuazione. La massoneria settecentesca e l'Hieroglyphica rinascimentale ne fecero icona iniziatica. Aleister Crowley collocò Osiride al centro dell'eone precedente all'eone di Horus, secondo la cronologia di Liber AL vel Legis (1904). Movimenti neopagani come la Fellowship of Isis e la Kemetic Orthodoxy lo venerano oggi nel quadro di una restaurata religione faraonica.

Astrologicamente Osiride è associato all'asteroide 1923 Osiris, scoperto nel 1960, e simbolicamente alla costellazione di Orione (Sah negli antichi testi egizi), con cui Osiride era identificato come stella celeste. Robert Bauval e Adrian Gilbert, in Il mistero di Orione (1994), hanno proposto la teoria del «correlato di Orione» secondo cui le piramidi di Giza riproducono al suolo la cintura della costellazione. Nel neopaganesimo Osiride riceve offerte di vino, grano, datteri, lattuga (pianta sacra di rinascita), incenso. La festa moderna dell'equinozio di primavera coincide spesso con riti osiriaci di risurrezione. Esplora la tua divinità interiore con il test delle divinità mitologiche.

Profondità simbolica

Nei tarocchi Osiride risuona con La Morte, tredicesimo arcano maggiore, ma in senso trasformatore non terminale, e con Il Giudizio, ventesimo arcano, risurrezione e chiamata. Risuona anche con L'Appeso per la sospensione tra vita e morte, e con L'Imperatore nella sua forma sacrale di re sacrificato. Nel mazzo Thoth di Crowley è esplicitamente associato all'eone precedente. Sull'Albero della Vita Osiride abita Tiphareth (Bellezza solare, il Re sacrificato e rinato) e si estende lungo il sentiero che congiunge a Yesod, attraversando l'oscurità del Velo dell'Abisso inferiore.

Simbolicamente incontri Osiride quando una situazione chiede di accettare uno smembramento - perdita di un ruolo, di una relazione, di una versione di te - e di confidare nella ricomposizione futura, mediata da forze magiche e da alleati saggi. La sua ombra appare come passività vittimaria, attaccamento al ruolo di sacrificato, depressione cronica. Lavorare con questo archetipo ti invita a chiederti dove la tua morte simbolica può diventare seme, e chi sono le tue Iside e Nefti che ti ricompongono. Prosegui con Iside, sua sposa, con Horus, suo figlio vendicatore, oppure torna al glossario principale.

Conosciuto anche come

  • Wesir
  • Wennefer
  • Khenti-Amenti
  • Asar
  • Signore dell'Occidente

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