Dioniso
Dioniso (greco Διόνυσος) è il dio del vino, dell'estasi rituale, della vegetazione rigogliosa, del teatro e della follia sacra. Figlio di Zeus e della mortale Semele, due volte nato, dio straniero che torna sempre, conduce un corteo (thiasos) di menadi, satiri e sileni in danza folle attraverso le montagne. Il suo equivalente romano è Bacco, e l'epiteto frequente Liber lo associa alla liberazione. Per te Dioniso rappresenta l'archetipo dell'ebbrezza creatrice, della dissoluzione momentanea dell'io che apre al divino, del corpo che danza, e della maschera teatrale che svela rivelando.
Mito e origine
Esiodo (Teogonia vv. 940-942) e l'Inno omerico a Dioniso (VII sec. a.C., il settimo del corpus) raccontano la nascita prodigiosa del dio: Zeus amò la principessa tebana Semele, e questa, istigata dalla gelosa Era travestita da nutrice, chiese all'amante di mostrarsi nella sua piena gloria divina. Folgorata dal lampo, Semele morì incinta, ma Zeus salvò il feto cucendoselo nella coscia, da cui Dioniso nacque mesi dopo, da qui l'epiteto Dimetor «di due madri» o Dithyrambos «di due porte». Ade gli restituì poi anche la madre Semele, che salì all'Olimpo col nome di Thyone.
Le tavolette in lineare B di Pilo (XIII sec. a.C.) attestano già il nome di-wo-nu-so, smentendo l'idea ottocentesca di un Dioniso «importato tardivamente» da Tracia o Frigia. Le Baccanti di Euripide (405 a.C.) ne offrono la rappresentazione drammatica più potente: il dio torna a Tebe per imporre il proprio culto, viene rifiutato dal re Penteo, e per vendetta scatena le donne tebane (tra cui la madre stessa di Penteo, Agave) che, in trance bacchica sul monte Citerone, smembrano il re scambiandolo per un leone. Apollodoro (Biblioteca 3.5) e Pausania trasmettono il ciclo dei suoi viaggi indiani e mediterranei.
Attributi e storie
Riconosci Dioniso dal tirso (bastone sormontato da pigna e fasciato di edera), dalla corona d'edera, dalla pelle di leopardo (nebris) o di cerbiatto, dal kantharos (coppa per il vino), dal toro e dal capro suoi animali sacri, dalla vite e dall'edera sue piante. Suoi epiteti: Bacchus e Bromios (rumoroso), Lysios (liberatore), Iacchos (nell'Eleusi), Eleutherios (libero), Zagreus (cacciatore, forma orfica), Anthios (fiorito), Tauromorphos (a forma di toro).
Tra i miti chiave: il rapimento dei pirati tirreni che lo scambiarono per principe ricco, e che il dio trasformò in delfini facendo crescere viti su tutta la nave (Inno omerico); la passione per Arianna, abbandonata da Teseo a Nasso, sposata da Dioniso che le donò una corona stellare; la discesa agli inferi per recuperare Semele; la diffusione del culto attraverso l'Asia e l'India in trionfo, con elefanti e leopardi; l'iniziazione di Mida al «tocco d'oro» rivelandone la maledizione. Nelle tradizioni orfiche Dioniso-Zagreo è figlio di Zeus e Persefone, smembrato dai Titani da bambino e ricomposto: dalle ceneri dei Titani fulminati nasce l'umanità, mescolanza di elementi titanici e dionisiaci, fondamento dell'antropologia orfica.
Ricezione moderna
Friedrich Nietzsche, ne La nascita della tragedia (1872) e in Ecce homo (1888), ha fatto di Dioniso il nome filosofico del «sì alla vita» nella sua tragicità totale, opposto e complementare ad Apollo come polo dell'ebbrezza, del divenire, della dissoluzione individuale nell'unità cosmica. Karl Kerényi (Dioniso: archetipo della vita indistruttibile, 1976), Walter Otto (Dioniso. Mito e culto, 1933) e James Hillman ne hanno indagato la rilevanza per la psicologia profonda. Nel saggio Le Baccanti di Euripide, E. R. Dodds (1944) ha rivalutato l'irrazionale come dimensione strutturale del greco. Carl Kerényi e Carl Jung lo discutono in Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia (1941).
Astrologicamente Dioniso è associato all'asteroide 3671 Dionysus, scoperto nel 1984, e simbolicamente al pianeta Nettuno per la dissoluzione dei confini, e in misura minore a Plutone e Urano. Alcuni lo legano al segno dei Pesci per la sua dimensione liquida ed estatica. Nel neopaganesimo riceve offerte di vino rosso, edera, mosto, pigne. I culti misterici moderni di Dioniso, in particolare nella linea di Vinland Hellenic e di Hellenion, organizzano dionisie e antesterie. Il movimento del teatro rituale (Grotowski, Eugenio Barba) si richiama alla sua matrice. Esplora la tua divinità interiore con il test delle divinità mitologiche.
Profondità simbolica
Nei tarocchi Dioniso risuona con L'Appeso, dodicesimo arcano maggiore, sospensione dell'io ordinario e visione capovolta, e con Il Diavolo, quindicesimo arcano, energia istintiva e passione catenata. Risuona anche con La Temperanza per l'alchimia del mescolare (la patera che versa il vino dell'unione tra umano e divino). Il Tre di Coppe celebra la sua festa. Sull'Albero della Vita la sua sephirah principale è Tiphareth (per la morte e rinascita del dio sole orfico) ma si estende a Netzach per la passione e a Yesod per l'estasi notturna.
Simbolicamente incontri Dioniso quando una situazione chiede di abbandonare il controllo razionale, di entrare nel corpo, nella danza, nel canto, di sciogliere un'identità troppo rigida per rinascere. La sua ombra appare come dipendenza, perdita di sé, violenza sotto effetto, fuga dalla responsabilità. Lavorare con questo archetipo ti invita a chiederti dove l'ebbrezza nutre la creatività e dove la distrugge. Prosegui con Apollo, suo polo opposto, con Persefone, sua compagna misterica orfica, oppure torna al glossario principale.
Conosciuto anche come
- Bacco
- Liber
- Zagreo
- Iacchos
- Bromios