Moksha
Il Moksha (sanscrito मोक्ष, dalla radice «muc», liberare) è la liberazione definitiva dell'anima dal ciclo delle rinascite (samsara), considerata nel pensiero indù il fine ultimo dell'esistenza umana. È il quarto e più alto dei quattro scopi della vita (purushartha), insieme a dharma, artha e kama. Raggiungere il moksha significa realizzare l'identità tra l'atman individuale e il Brahman universale, dissolvendo l'ignoranza che ti tiene prigioniero della rincorsa karmica. Concetto strettamente affine al nirvana buddista, conosce molte varianti dottrinali secondo le scuole filosofiche dell'induismo.
Origine
Il termine moksha emerge nelle Upanishad (VIII-III sec. a.C.), in particolare nella Mundaka, nella Mandukya e nella Katha Upanishad, che descrivono la liberazione come il riconoscimento della natura non duale del Sé. La Bhagavad Gita propone tre vie complementari per raggiungerlo: jnana yoga (conoscenza), bhakti yoga (devozione) e karma yoga (azione disinteressata). Il filosofo Adi Shankara (788-820 d.C.), fondatore dell'Advaita Vedanta, sistematizzò la dottrina del moksha come realizzazione dell'identità atman-Brahman.
In Occidente, il concetto fu introdotto nel XIX secolo dalle traduzioni delle Upanishad compiute da Anquetil-Duperron (versione persiana, 1801) e dagli orientalisti tedeschi come Paul Deussen, allievo di Schopenhauer. La Società Teosofica di Helena Blavatsky (1875) lo presentò come liberazione spirituale universale. Nel XX secolo, maestri come Ramana Maharshi, Aurobindo, Nisargadatta Maharaj e, più recentemente, i neo-advaita occidentali hanno reso il moksha familiare al pubblico spirituale globale.
Le diverse scuole
L'Advaita Vedanta di Shankara considera il moksha come la realizzazione che il mondo fenomenico è maya (illusione) e che solo il Brahman non duale esiste realmente. Esiste un moksha possibile già durante la vita - il jivanmukti, il liberato vivente - che continua ad agire nel mondo pur essendo libero da ogni attaccamento. Il Vishishtadvaita di Ramanuja (XI sec.) attenua il monismo: l'anima liberata conserva una distinzione qualitativa dal divino e gode di una comunione amorosa eterna con Vishnu.
Il Dvaita di Madhva (XIII sec.) sostiene una dualità radicale: il moksha è l'unione amorosa con Dio senza fusione. Nel giainismo, il moksha è la liberazione dell'anima da tutte le particelle karmiche, ottenuta tramite ascesi rigorosa. La versione occidentale tende a interpretare il moksha come stato psicologico di pace e libertà interiore, perdendo la dimensione cosmologica della rottura del ciclo trasmigratorio.
In pratica
Le vie classiche al moksha sono quattro yoga descritti nella Bhagavad Gita: jnana (conoscenza tramite l'autoindagine «Chi sono io?» di Ramana Maharshi), bhakti (devozione amorosa al divino), karma (azione disinteressata) e raja yoga (meditazione e controllo della mente, sistematizzato negli Yoga Sutra di Patanjali). Ogni temperamento trova la via più adatta: il devoto ama, il filosofo conosce, l'attivo serve, il contemplativo medita.
Per intraprendere il cammino del moksha, comincia con pratiche quotidiane di consapevolezza, lettura dei testi (Upanishad, Gita, Yoga Sutra) e, idealmente, l'incontro con un maestro (guru) realizzato. Nel Glossario esoterico approfondisci termini collegati: Karma, Dharma, Nirvana. Anche i chakra superiori - in particolare il Sahasrara - sono associati alla liberazione finale.
Profondità simbolica
Il moksha è simboleggiato dall'oceano in cui la goccia individuale ritrova la sua identità universale, e dal loto a mille petali del chakra della corona, fiorito sulla sommità del capo del praticante liberato. Nella carta del Mondo dei tarocchi, ultimo arcano maggiore (XXI), molti esoteristi vedono la figura della liberazione finale: il danzatore nudo nella mandorla, libero da ogni vincolo, è il jivanmukti occidentale.
Nella Cabala, il moksha risuona con il devekut, l'attaccamento amoroso e mistico al divino che porta l'anima a Keter, la corona del-l'Albero della Vita. Nel cristianesimo mistico, corrisponde alla theosis ortodossa o all'unio mystica di Meister Eckhart e Giovanni della Croce. Plotino chiamava l'esperienza analoga «il volo del solo verso il Solo». Esplora il Glossario per altre vie alla liberazione finale.
Conosciuto anche come
- liberazione
- mukti
- kaivalya
- jivanmukti
- illuminazione