Mitologia

Hathor

Hathor (egizio Hut-Hor, «casa di Horus», greco Ἁθώρ) è la grande dea egizia dell'amore, della bellezza, della musica, della danza, della maternità, della gioia e della fertilità, signora della vacca celeste che nutre il sole. Patrona delle donne, dei musicisti, dei minatori (delle turchesi del Sinai), dei viaggi alla terra dei morti, delle nascite e delle nutrici. Adorata dall'Antico Regno fino in epoca tarda, è una delle dee più amate e popolari del pantheon. Per te Hathor rappresenta l'archetipo della gioia incarnata, della bellezza che nutre, della maternità solare, e dell'ospitalità cosmica che accoglie sia il vivente sia il morto.

Mito e origine

Hathor è attestata già nella IV dinastia (ca. 2600 a.C.), sulla tavoletta del faraone Snefru. I Testi delle Piramidi (V dinastia, ca. 2400 a.C.) la menzionano frequentemente come dea che accoglie il faraone defunto. Il suo nome «Hut-Hor», «casa (o tempio) di Horus», allude alla sua funzione cosmica: il suo corpo è il cielo (talora identificato con Nut) in cui Horus-sole sorge e tramonta. È una delle più antiche dee madri del bacino del Nilo, probabilmente sviluppata da culti predinastici della vacca cosmica. Il tempio di Dendera, dedicato a lei e ricostruito in epoca tolemaica (I sec. a.C.) sopra strutture più antiche, è uno dei meglio conservati dell'Egitto e contiene il celebre Zodiaco di Dendera, oggi al Louvre.

La Storia delle due fratelli, papiro del Nuovo Regno (XIII sec. a.C.), e il Mito della distruzione dell'umanità (Libro della Vacca Celeste) la presentano in duplice aspetto: dea della tenerezza e dea della furia. Sekhmet, leonessa distruttrice, è considerata la sua forma irata, e l'ubriacatura sacra che pacifica Sekhmet la riconverte in Hathor. Il Libro dei Morti (ca. 1550 a.C., capp. 186 e seguenti) la include tra le dee dell'aldilà occidentale. La sua sincretizzazione con Iside nel Nuovo Regno - entrambe portano il disco solare tra le corna bovine - rende talora difficile distinguerle iconograficamente. Centri di culto: Dendera (Iunet, principale santuario), Cusae, Sinai (turchesi), Tebe occidentale (necropoli).

Attributi e storie

Riconosci Hathor da tre forme principali: vacca celeste (talvolta con stelle sul ventre, simbolo del cielo notturno), donna con testa di vacca, donna con corna bovine che racchiudono il disco solare. Suoi simboli: il sistro (strumento musicale rituale dal suono argentino), il menat (collare-contrappeso simbolo di vita e fertilità), lo specchio, il sicomoro (albero sacro che le offre acqua e pane ai defunti), la palma. Animali: la vacca, il cobra (ureo), il falco (per il sincretismo con Horus). Suoi epiteti: Signora del Cielo, Signora delle Stelle, Occhio di Ra, Signora dell'Occidente (dei morti), Signora delle Turchesi, Signora dell'Ubriacatura, Signora del Sicomoro.

Tra i miti e i riti chiave: l'episodio narrato dal papiro Chester Beatty I in cui Hathor, durante il contendere fra Horus e Seth, ridà coraggio al padre Ra mostrandogli i propri genitali, facendolo ridere e rimettendolo in onore del trono di giudice. Il festival dell'ubriacatura sacra (Tekh), celebrato all'inizio dell'anno egizio per il sorgere eliaco di Sirio, commemorava la pacificazione di Sekhmet-Hathor e si concludeva nella gioia musicale, danze, vino e libagioni. La «bella festa della valle» di Tebe portava la statua di Hathor a visitare le tombe dei defunti dell'occidente tebano. Le «sette Hathor» erano fata-madrine alla nascita che predicevano il destino del bambino, motivo presente nella Storia di Bata.

Ricezione moderna

Athanasius Kircher, nell'Oedipus Aegyptiacus (1652-1654), descrisse Hathor con interpretazioni ermetiche. La nascente egittologia ottocentesca ne riconobbe la centralità popolare. Carl Gustav Jung discusse la vacca celeste come simbolo della Grande Madre nutriente. Erich Neumann, ne La Grande Madre (1956), incluse Hathor tra le manifestazioni positive del «carattere elementare» del femminile cosmico. Lo studioso Robert Bauval ha analizzato la connessione tra Hathor, Sirio e la levata eliaca. Il movimento Goddess Spirituality contemporaneo, fondato da Marija Gimbutas (Le dee viventi, 1989), valorizza Hathor come dea della gioia non addomesticata. Il canale di canalizzazione The Hathor Material di Tom Kenyon (1995) ha popolarizzato un Hathor «cosmico» nel New Age.

Astrologicamente Hathor è associata all'asteroide 2340 Hathor, scoperto nel 1976 e classificato come asteroide potenzialmente pericoloso, e simbolicamente al pianeta Venere per la bellezza e l'amore, al segno del Toro per la qualità bovina e venusiana, e alla stella Sirio (per la coincidenza del suo festival con la levata eliaca). Nel neopaganesimo kemetico Hathor riceve offerte di latte, miele, vino dolce, frutta fresca, fiori (specialmente loto e papavero), sistri e specchi, accompagnate da musica e danza. Le pratiche di celebrazione della bellezza, di guarigione attraverso il piacere, di danza sacra, di preparazione al parto le sono dedicate. Esplora la tua dea interiore con il test delle divinità mitologiche.

Profondità simbolica

Nei tarocchi Hathor risuona con L'Imperatrice, terzo arcano maggiore, regina venusiana della fertilità e dell'abbondanza, e con Gli Amanti per la dimensione di amore consacrato. Risuona anche con La Stella, diciassettesimo arcano, figura nuda che versa acque rigeneranti (analogia con Hathor di Dendera), e con Il Sole per il disco solare che porta. La Regina di Coppe ne riflette la dimensione di accoglienza nutriente. Sull'Albero della Vita Hathor abita Netzach (Vittoria, sephirah di Venere) e si estende a Tiphareth attraverso il sentiero della bellezza solare.

Simbolicamente incontri Hathor quando una situazione chiede di celebrare, di ballare, di nutrire qualcuno o di lasciarsi nutrire, di accogliere la bellezza come medicina, di riconoscere la sacralità del piacere. La sua ombra appare come superficialità edonistica, dipendenza dal piacere come fuga, maternità soffocante. Lavorare con questo archetipo ti invita a chiederti se la tua gioia è radicata nel corpo e nel cuore o se è performance, se sai accogliere senza divorare. Prosegui con Sekhmet, suo doppio feroce, con Iside, sua sorella nel sincretismo, oppure torna al glossario principale.

Conosciuto anche come

  • Hut-Hor
  • Signora del Cielo
  • Signora del Sicomoro
  • Signora delle Turchesi
  • Vacca Celeste

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