Lakshmi
Lakshmi (in sanscrito Lakṣmī, dalla radice lakṣ- "marcare, percepire", "buon segno, fortuna") è la dea indù della prosperità, della ricchezza materiale e spirituale, della fortuna, della bellezza, della grazia e dell'abbondanza. È la sposa di Vishnu e si incarna con i suoi avatar: come Sītā con Rāma, come Rādhā o Rukmiṇī con Kṛṣṇa. Siede o si erge su un loto rosa, da cui spesso prende il nome di Padma o Kamalā, "del loto". Ha quattro braccia che reggono fiori di loto, e dalle sue mani superiori monete d'oro cadono come pioggia. Due elefanti la affiancano spruzzandola d'acqua: simboli di regalità e fertilità.
Mito e origine
Il nome Lakṣmī deriva dalla radice lakṣ-, "percepire, segnare, riconoscere come buon segno": lakṣmī è il "buon presagio", la "fortuna riconoscibile". Nei Veda (dal 1500 a.C. circa) appare la figura di Śrī, dea della prosperità e della bellezza, che si fonderà progressivamente con Lakṣmī. Lo Śrīsūkta, inno della Ṛgveda Khila, è uno dei testi più antichi a invocarla: la descrive seduta sul loto, splendente d'oro, e chiede prosperità per chi la recita. Lakṣmī e Śrī sono diventate inseparabili (Śrī-Lakṣmī è uno dei suoi nomi più solenni). Il suo culto si è poi sviluppato nei movimenti vaishnava medievali e contemporanei.
Le fonti principali sono il Mahābhārata, i Purāṇa (in particolare il Viṣṇu Purāṇa, lo Śrīmad Bhāgavata Purāṇa, il Padma Purāṇa, il Lakṣmī Tantra e gli Aṣṭalakṣmī Stotra). Il mito della sua nascita più celebre è nel grande episodio del Samudra manthana, il churning dell'oceano cosmico: dèi e demoni, alleati temporaneamente, agitano l'oceano di latte usando il monte Mandara come zangola e il serpente Vāsuki come corda. Da questa agitazione cosmica emergono molti tesori, fra cui Lakṣmī stessa, splendente, vestita di rosso e seduta sul loto. Sceglie Vishnu come sposo, ed entra ad Asgard celestiale con lui.
Attributi e storie
Tu riconosci Lakshmi dalla pelle dorata, dal sari rosso o dorato sontuoso, dai gioielli d'oro, dal loto rosa su cui siede o si erge, dai loti che regge nelle mani superiori, dalla pioggia di monete d'oro che cade dalle sue mani inferiori, dai due elefanti bianchi (Gajalakṣmī) che la spruzzano d'acqua sacra. La sua iconografia classica la presenta in piedi su un loto galleggiante, simbolo della purezza che emerge dal mondo materiale senza esserne intaccata, come il fiore di loto sopra l'acqua. Il suo veicolo (vāhana) è il gufo (ulūka) o l'elefante, a seconda delle tradizioni.
I suoi miti rivelano la natura della prosperità divina. Quando Indra perse il suo regno per aver insultato Lakṣmī (gettando una ghirlanda donatagli dal saggio Durvāsas a un elefante), la dea ritornò nell'oceano cosmico, e il mondo divenne sterile. Solo il churning permise di recuperarla. Si incarna ripetutamente accanto a Vishnu: come Sītā nel Rāmāyaṇa incarna la fedeltà coniugale e la regalità; come Rādhā con Kṛṣṇa incarna la devozione amorosa suprema. Le Aṣṭalakṣmī, "le otto Lakshmī", manifestano otto forme della prosperità: Ādi (primordiale), Dhanya (cereali), Dhairya (coraggio), Gaja (elefantina, regale), Santāna (figli), Vijaya (vittoria), Vidyā (sapienza), Dhana (ricchezza materiale). La sua festa principale è Diwali, il "festival delle luci", celebrato in autunno.
Ricezione moderna
Lakshmi è fra le divinità indù più popolari e diffuse, presente in ogni casa indù attraverso piccole statue, immagini, lampade. Diwali, la sua festa, è la celebrazione religiosa più importante del calendario indù insieme a Holi e Durga Puja: lampade dīpa accese ovunque per invitare la dea a entrare nelle case e benedirle con prosperità. La sua immagine appare su banconote, gioiellerie, ingressi commerciali, contabilità. Nel mondo dello yoga e del Tantra contemporanei Lakshmi è invocata non solo per ricchezza materiale ma per abbondanza spirituale: la dea della grazia che fluisce. Appare nei fumetti, nei videogiochi (Smite), nel cinema indiano. Anche Madame Blavatsky e i teosofi ne hanno esplorato la dimensione metafisica.
Nelle pratiche spirituali contemporanee Lakshmi è invocata con il mantra Om Śrīm Mahālakṣmīyai Namaḥ, con lo Śrīsūkta, con la celebrazione di Diwali. È patrona di chi cerca abbondanza, fortuna, bellezza, grazia, ma anche di chi vuole prosperare spiritualmente senza scivolare nel materialismo. Astrologicamente corrisponde a Venere come dea della bellezza e dell'abbondanza, e in parte a Giove per la sua espansività benefica. Approfondisci con la karma, fai il test della divinità mitologica, e continua con Vishnu, Shiva, Ganesha e Freya per paralleli con la dea nordica della prosperità.
Profondità simbolica
Nei tarocchi Lakshmi corrisponde alla Imperatrice (III) come dea della fertilità e dell'abbondanza, alla Sole (XIX) come splendore dorato, alla Mondo (XXI) come compimento della prosperità totale, e in parte alla Ruota della Fortuna (X) come dea della fortuna. Il suo loto è simbolo paneurasiatico di emergere puro dalla materia (parallelo all'anthos greco, alla rosa rosacrociana). Sull'Albero della Vita cabalistico risuona con Chesed (la misericordia, l'abbondanza) e con Netzach (la Venere vittoriosa).
Una lettura junghiana vede in Lakshmi l'archetipo dell'Anima nella sua forma di Grazia, dell'abbondanza che fluisce quando l'anima è in armonia con sé stessa e con il dharma. Non è dea dell'avidità ma del flusso: la prosperità che arriva quando si è "Lakṣmī-pātra", "degno della grazia". Il mito di Indra che la perde insultandola insegna che la fortuna abbandona chi non la rispetta: la prosperità è relazione, non possesso. La sua ombra è il materialismo come sostituto del senso, l'avidità che inseguendo la dea proprio la fa fuggire. Lavorare con Lakshmi significa diventare degni dell'abbondanza coltivando gratitudine, generosità, bellezza interiore, e riconoscere che ogni grazia ricevuta chiede di essere fatta circolare. Torna al glossario per altre voci.
Conosciuto anche come
- Śrī
- Mahālakṣmī
- Padmā
- Kamalā
- Śrī-Lakṣmī
- Indirā